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The Paths of Divine Love (I sentieri dell’amore divino)

Suite Haft Khân-e Rostam

Rostam era un leggendario eroe iraniano la cui storia è narrata nel famoso Libro dei Re del poeta persiano Ferdowsi (932-1020). Guardiano del Trono e della Corona, Rostam è un guerriero impavido che trae la sua incredibile forza fisica dalla sua incrollabile fede in Dio. Quando si mette in viaggio per salvare il suo re, il cui eccessivo orgoglio lo ha portato a conquistare le terre dei demoni giganti, Rostam deve affrontare sette (haft) grandi prove (khân) nel suo arduo viaggio. Khân significa anche «caravanserraglio»: la distanza tra due caravanserragli corrispondeva a una giornata di cammino. Usata metaforicamente, l’espressione «Haft Khân-e Rostam» (le sette prove di Rostam) si riferisce alle prove successive che si devono affrontare per raggiungere un determinato obiettivo.

La suite Haft Khân-e Rostam si ispira a questa storia e implica la progressione interiore di chi si confronta con una successione di ostacoli che lo separano dal suo Re divino, il Beneamato. Ostad Elahi incorpora spesso riferimenti narrativi nella sua musica, come base per aiutare il pubblico a cogliere i livelli spirituali e le tappe del mondo metafisico, invitandolo a esplorare quei regni. Le «sette prove» (Haft Khân) possono anche rimandare alle sette valli dell’amore di Attâr, poeta e mistico persiano del XII secolo: la valle della ricerca, la valle dell’amore, la valle della conoscenza, la valle del distacco, la valle dell’unità, la valle dello stupore e la valle della povertà e dell’annientamento in Dio (Fanâ fil-Lâh). Nel corso della suite, ognuna di queste sette sequenze (chiamate Khân-e 1, Khân-e 2, ecc.) appare, a volte molto brevemente, attraverso una struttura musicale rigorosa e «classica» (primo tema, secondo tema, sviluppo, ritorno al tema iniziale).

Il tanbur è accordato con un’intonazione piuttosto grave, con un intervallo di quinta invece che di quarta. L’atmosfera generale è piuttosto solenne, prima di animarsi gradualmente nei registri più acuti attraverso l’uso del rollio shor, una tecnica tipica dell’arte di Ostad Elahi.1 Il cromatismo, l’alterazione delle note suonate sulla corda grave e la successione delle quinte su ritmi sincopati o regolari raffigurano la lotta interiore che si svolge, risolvendosi infine nell’estasi dell’incontro finale.

a. Khân-e 1
L’estrema sobrietà permea l’intero brano, che rimane all’interno di un solo semitono; l’effetto si intensifica quando compare un tono intero.

b. Khân-e 2
Una nota più acuta fornisce un accenno di freschezza e chiarezza; un contrappunto appare sulla corda grave. Si apre quindi un nuovo tema in un modo breve e luminoso vicino al modo maggiore.

c. Khân-e 3
Ostad indugia su una nota. Poi, una successione di quinte e il cromatismo della melodia, insieme al suo ritmo inesorabile, spingono l’ascoltatore a proseguire.

d. Khân-e 4
Il ritmo invariabile esprime una sorta di ostinazione.

e. Khân-e 5
Una nota inedita situata oltre la quinta trasforma le relazioni tra gli elementi e introduce un modo inatteso.

f. Khân-e 6
Un registro più acuto e l’emergere di un motivo luminoso esaltano la nobiltà dell’intera sequenza.

g. Khân-e 7
Come un leitmotiv, le quinte cromatiche si ripetono; l’esecuzione raggiunge le vette del virtuosismo.


1 Ostad ha creato diversi tipi di shor. Il più frequente consiste nel percuotere in successione le corde con i polpastrelli della mano destra, cominciando dal pollice e proseguendo fino al mignolo. La ripetizione di questo gesto a velocità costante produce un rollio continuo.

Suite Haft Khân-e Rostam

The Paths of Divine Love (I sentieri dell’amore divino)

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