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The Eternal and the Ephemeral (L’eterno e l’effimero)

Suite Bâbâ Sarhangi e Bâbâ Nâûsi (Nâvûsi)

Questo primo brano è attribuito a due figure di spicco della tradizione Ahl-e Haqq,1 considerate teofanie: Bâbâ Sarhang e Bâbâ Nâûs, vissuti tra il X e il XII secolo. Mentre lo spirito di abnegazione e di sacrificio lungo il sentiero divino caratterizzava l’amore mistico di Bâbâ Sarhang, l’obiettivo principale di Bâbâ Nâûs era quello di avvertirci della necessità di uscire dalla nostra amnesia spirituale in questo mondo e di preoccuparci del nostro destino spirituale nell’aldilà: «Pensate che l’occhio che oggi è cieco possa vedere domani? Pensate a quel giorno in cui non potrete vedere tutto ciò che Egli vi ha svelato».2

L’unicità di questo brano sta nel fatto che l’intera sessione, dal momento in cui lo strumento viene preso in mano e accordato fino alle parole conclusive che vengono pronunciate, è stata registrata. L’atmosfera è intima, con la presenza di pochi conoscenti e parenti stretti. Si sente l’accordatura del tanbur, mescolata al rumore ambientale, prima che la transizione verso l’esecuzione inizi con una dolce melodia. La ripetizione della stessa nota che segue le prime frasi melodiche crea una sorta di assenza di peso. L’esecuzione si intensifica gradualmente, mentre si possono ascoltare varie melodie arricchite da ornamentazioni. L’atmosfera cambia improvvisamente con una melodia gioiosa che invita alla danza, mentre la melodia si alterna da un accordo all’altro. Su invito di Ostad, si unisce un daf (tamburo a cornice); nonostante la sua presenza prepotente e l’attrezzatura di registrazione rudimentale,3 il suono del tanbur si può ancora sentire. Ostad Elahi era raramente accompagnato dal daf. Questo accompagnamento segna uno dei due soli casi noti che sono stati registrati.4

Dopo aver concluso la sequenza con le parole «Hû avval-o âkherem Yâr, Yâ Ali»5 (Tu sei il mio inizio e la mia fine, o Ali), Ostad Elahi prende il daf e, eccezionalmente, suona qualche battuta, fornendo un esempio dell’equilibrio e della solennità con cui suonava questo strumento.


1 Una tradizione mistica dell’Iran occidentale.2 Ostad Elahi pronunciava spesso questa frase, che proviene dal Majma ol-Kalâm, un manoscritto dei kalâm della tradizione Ahl-e Haqq. Sulla base della sua conoscenza approfondita della tradizione in cui era nato, Ostad Elahi ha raccolto e rettificato questi kalâm, eliminando le aggiunte estranee non autentiche.3 Un unico microfono analogico non direzionale.4 In tutte le registrazioni di Ostad Elahi pubblicate finora, il daf si sente una volta sola: in Destinations (Parigi, Le Chant du Monde, 2008), vol. 1, traccia 3.5 Invocare Ali, grande santo della tradizione sciita e genero del profeta Maometto, è un modo di invocare la divinità.

Suite Bâbâ Sarhangi e Bâbâ Nâûsi (Nâvûsi)

The Eternal and the Ephemeral (L’eterno e l’effimero)

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