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My Beginning and My End (Il mio inizio e la mia fine)

Yâ Shâh To Bâ Man Bâshi

Questo brano è stato registrato nella casa di Ostad. Dopo aver iniziato a suonare, un microfono viene delicatamente posto davanti al suo tanbur; egli continua a suonare, assorbito dall’intimità del dialogo con il suo Creatore.

Un estratto di questo brano, intitolato Wâlâ Witâna è stato pubblicato sul CD Celestial Harmonies (traccia 2) e sul doppio CD («Reverence», traccia 2) che accompagna il libro commemorativo della mostra The Sacred Lute: The Art of Ostad Elahi al Met. Qui, l’intero brano è stato reso disponibile per restituire il suo completo significato spirituale. Eseguita sul tanbur a cinque corde, la melodia si sviluppa in modo sottile, alternando risposte acute e gravi che producono una vera e propria conversazione, un dialogo musicale. L’esecuzione della mano sinistra è potente, mentre l’indice della mano destra, che Ostad usa come se stesse suonando il setâr1, colpisce le corde in modo da amplificare notevolmente il suono dello strumento2. Sebbene il ritmo vari spesso nel corso del brano, non si avverte alcuna pausa.

La melodia del brano successivo è stata arrangiata da Ostad Elahi sulla base dei versi di Pir Razbâr. Unica donna con il rango spirituale di un arcangelo nella tradizione curda Ahl-e Haqq, Pir Razbâr è una santa molto venerata vissuta nel XIV secolo. Madre di Soltân Sahâk, il suo polo spirituale, gli era completamente devota.

Il primo verso del poema, «Wa[Cha] manzelgâtân kâm djâ djitâna», può essere tradotto come «Dove e in quale condizione desideri stabilire la tua dimora?». Ostad ha interpretato questo verso come segue: lungo il tuo viaggio, in quale punto desideri fermarti? Nell’opulenza di questo mondo? Nelle abbondanti benedizioni del Paradiso? Lo scopo di questo cammino (che ti è stato rivelato) è di farti raggiungere la Verità/Dio. Quando arriverai alla Verità, tutto sarà risolto; avrai la conoscenza di tutto.

Per quanto riguarda il secondo verso, «Eshq-e Haqq wa sar sheet-e witâna», che si può tradurre come «Porta nel cuore la follia dell’amore di Verità e sii, nel profondo del cuore, innamorato di Dio!», Ostad ha detto quanto segue: «È dopo che una persona ha attraversato tutti gli stadi spirituali che l’amore per la Verità/Dio sboccia nel suo cuore. Quando si raggiunge uno stato in cui tutti i piaceri di questo mondo non sono più un piacere, ci si innamora senza limiti della Verità, come Mansûr,3 che disse: “Io sono la Verità!”, o Zaccaria,4 che rideva mentre lo torturavano, o Hoseyn,5 che aveva un sorriso sul volto quando lo decapitarono. In questo stato, il corpo e il mondo non hanno più significato. Da lì si raggiunge uno stato di estasi, uno stato in cui ovunque si guardi è Dio/la Verità che si vede, e si è pronti per essere lanciati da Dio nel regno della Perfezione.»

Wa[Cha] manzelgâtân kâm djâ djitâna
Eshq-e Haqq wa sar sheet-e witâna
Wa[Cha] manzelgâtân kâm djâ djitâna
Rây Haqq râsian râsi ritâna
Ya shart-e eqrâr shart-e shâtâna
Bâqi âkherat manzelgâtâna
Ya dâm-e balâ ya balâtâna
Eshq-e Haqq wa sar sheet-e witâna
Din-e âshekâr bar malâtâna
Eshq-e Haqq wa sar sheet-e witâna
Wa[Cha] manzelgâtân kâm djâ djitâna

Dove e in quale condizione desideri stabilire la tua dimora?
Porta nel cuore la follia dell’amore di Verità e sii, nel profondo del cuore, innamorato di Dio!
Dove e in quale condizione desideri stabilire la tua dimora?
La via della Verità è la rettitudine, la rettitudine è il cammino
Questo è il patto di accettazione, questo è il patto
L’aldilà definitivo sarà la tua dimora
Questa trappola del dolore è il male necessario
Porta nel cuore la follia dell’amore di Verità e sii, nel profondo del cuore, innamorato di Dio!
È il cammino evidente che ora ti è stato rivelato
Porta nel cuore la follia dell’amore di Verità e sii, nel profondo del cuore, innamorato di Dio!
Dove e in quale condizione desideri stabilire la tua dimora?
Porta nel cuore la follia dell’amore di Verità e sii, nel profondo del cuore, innamorato di Dio!

Questo canto è seguito da una supplica che Ostad Elahi amava molto. La sua melodia è ispirata al Mansûri, un archetipo di melodia persiana colta (gûshe). Il testo cantato è una poesia scritta in onore di Shâh Khoshin6 da uno dei suoi compagni spirituali, che trasmette il suo amore sconfinato per il Divino:

Az avval to bûdi yâ din yâ din Ali Ali Ali Hû Hû
Âkheram to bâshi
Az qatre-ye âb-e, Az qatre-ye âb-e mani ey din Ali Ali
Manat kardi naqqâshi yâ Mowlâm yâ Mowlâm
Bâ behesht o dûzakhat hey Mowlâm kâri nadâram
Omidvâram yâ Ali to bâ man bâshi Ali

Fin dall’inizio, c’eri Tu
alla fine ci sarai Tu
Tu, o Onnipossente, mia fede, mio respiro!
Tu, o Onnipossente, mia fede, mio respiro!
Mi hai plasmato da una goccia
O mio Signore!
Non ho bisogno né del Tuo paradiso né del Tuo inferno
Quello che spero, o Onnipossente
è che Tu sia sempre con me, Tu!

Questo brano è seguito da Mobârak Bâdâ (seconda versione, Celestial Harmonies, tracce 1 e 2). Sia il colore che l’umore cambiano, lasciando il posto a un tono più nostalgico. Una serie di temi si intrecciano, offrendo una serie di ricche polifonie e armonie, sfumature e cambiamenti ritmici. La suite è una sorta di Zang-e Shotori7 — un brano melodioso, morbido e sereno, il cui ondeggiare moderato evoca il tintinnio delle campane di una carovana in movimento.


1 Il setâr persiano è uno strumento classico a tre corde appartenente alla famiglia dei liuti a manico lungo.2 Ostad suonava il setâr persiano in un modo tutto personale, a volte pizzicando le corde «al contrario», cioè dall’alto verso il basso per marcare gli accenti. Per maggiori informazioni vedi Jean During, L’anima dei suoni, traduzione di Tullio Visioli (Chemins de tr@verse, 2011).3 Mansûr Hallâj (m. 922), martire celebrato in Oriente, fu messo a morte dopo aver dichiarato in un momento di estasi e di unione mistica: «Io sono la Verità».4 Zaccaria, padre di san Giovanni Battista, fu accusato ingiustamente di un delitto e segato in due.5 Hoseyn (626-680), nipote del profeta Maometto e terzo imam dello sciismo duodecimano, fu martirizzato a Karbalâ.6 Shâh Khoshin, importante santo curdo dell’XI secolo, ha ufficializzato il tanbur come strumento sacro.7 Zang-e Shotori («campanelle dei cammelli») è una melodia ispirata al movimento di una carovana di cammelli. Si dice che Ali (grande santo della tradizione sciita e genero del profeta Maometto) regolasse il suono delle campanelle dei suoi cammelli (Zang-e Shotor) in modo che la melodia che ne risultava ne stimolasse il passo.

Yâ Shâh To Bâ Man Bâshi

My Beginning and My End (Il mio inizio e la mia fine)

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