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Dialogue With The Beloved (Dialogo con il Beneamato)

Sheykh Amiri di Ostad Elahi

Nella sua forma originale, questa melodia è attribuita a Sheykh Amir, un mistico curdo del XVIII secolo. In seguito a un improvviso risveglio spirituale, questo pastore analfabeta compose numerose poesie dal profondo significato spirituale e ricche di immagini simboliche.

Sheykh Amir suonava il tanbur in modo semplice ma avvincente. Questa melodia divenne molto conosciuta e veniva spesso cantata come invito a un dialogo intimo con Dio. Da allora «Sheykh Amiri» è diventato un termine generico che designa un modo nel quale sono state composte numerose melodie: ciascuna di esse si chiama «Sheykh Amiri», seguito dal nome del compositore o dell’arrangiatore, oppure dal nome della regione in cui viene suonata. Esistono diciassette varianti di questa melodia, dalla più semplice, quella dello stesso Sheykh Amir, alla più elaborata, quella di Ostad Elahi.

La melodia ruota attorno a una misteriosa scala di toni e semitoni alternati, creando un contrappunto dissonante con le corde gravi. Il flusso e il riflusso della melodia prodotta dallo strumento somigliano alle onde che muoiono sulla riva, una dopo l’altra, convergendo verso la nota finale in cui tutte le dissonanze si risolvono e ogni tensione svanisce.

Tra le melodie più toccanti del repertorio di Ostad, ricorda all’anima la sua origine, risvegliandola e portando alla luce ricordi profondamente sepolti, inducendo un senso di nostalgia per la sua dimora originaria. Il motivo melodico è spesso accompagnato da versi cantati da Sheykh Amir sotto forma di dialogo intimo, l’ultimo dei quali si rivolge al Creatore.

Delay gonâhkâr, delay zabûnbakht, cha azal gonâhkâr
Ar cha rûy azal mowyâi borda-bâr, pey chish makafti, dûr tcha qâpi yâr
Sobh-o shâm sajdat âw bashar maward, salwâtet wa din hazerât makard
Weyarday sâlân ablay nâshenâkht, majnun-e kam fâm nâbinây kajbakht
Awan sang-e sakht dây wa didey weyt, yak yak namâyân gesht âmâ nareyt
Ozr-e mazûrit wa ki nakishâ, cha [wa] bordabâri pishat na ishâ
To narây khedmat darset kam wânâ, târiki pây sham wa to namânâ
Marham cha qâpi yâr-e mâyadâr, bebakhshû gonâh kalb-e gonâhkâr

O mio cuore peccatore, come sei debole e misero
Peccatore sin dall’alba della creazione
Se solo all’inizio avessi mostrato più pazienza!
Come hai mancato di rispetto e di pazienza
Che cosa hai fatto per allontanarti dalla dimora divina?
Dalla mattina alla sera ti sei prostrato davanti agli uomini
adorando i loro idoli
Dopo tanti anni, tu che ancora non capisci
tu che sei annegato nell’ignoranza
O creatura senza cervello, cieca e miserabile!
E tutto questo perché una pietra pesante ti colpisse gli occhi!
Una dopo l’altra hai subito le conseguenze [delle tue colpe]
C’è forse qualcuno davanti a cui non ti sia umiliato?
La sofferenza che hai patito ha raggiunto le profondità del tuo essere
Sulla Via non hai tratto abbastanza lezioni
e sei diventato l’ombra alla base della candela
Il rimedio per alleviare il mio dolore
va cercato presso quel Saggio supremo
Non vorrai avere pietà e assolvere questo umile servitore dai suoi peccati?

Ostad Elahi suonava quasi esclusivamente alla presenza della sua famiglia e degli amici più stretti. Come si sente in questa registrazione, alla fine del brano ricorda la data: la notte prima di domenica 21 marzo 1965, che segnava l’inizio di Nowruz, il capodanno persiano. Esprime la speranza che il brano sia stato utile ad attirare l’attenzione degli ascoltatori verso il regno della Verità.

Sheykh Amiri di Ostad Elahi

Dialogue With The Beloved (Dialogo con il Beneamato)

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