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Kâkâ Redâi seguito dalla Suite Sahari di Seyd Khâmûsh

Kâkâ Redâ fu uno dei più stretti compagni di Shâh Khoshin, annoverato dalla tradizione degli Ahl-e Haqq tra le teofanie dell’XI secolo. È grazie a Shâh Khoshin che il tanbur è diventato lo strumento preferito per esprimere l’amore spirituale. La struttura spoglia e il tempo lento del modo lo rendono difficile da eseguire. C’è un’immensa delicatezza nell’ornamentazione altamente personalizzata di Ostad. Il linguaggio della sua musica è trascendente, una supplica rivolta al Beneamato, una conversazione intima che si tinge di dolcezza e vicinanza, ma che contiene al suo interno una forte energia e un’alta tensione.

Seyd Khâmûsh, che aveva il rango di arcangelo, visse intorno al XV secolo. Il suo nome è stato attribuito a un modo che presenta alcune analogie con Kâkâ Redâi, ma rimane il mistero sul suo preciso autore. In generale, è difficile sapere fino a che punto le melodie che portano il nome di figure sante siano realmente opera loro o se siano invece un tributo a queste personalità. Comunque sia, la loro musica è presente nella storia degli Ahl-e Haqq, con la nostalgia, il lamento e l’infinita ricerca del Beneamato come temi ricorrenti.

Kâkâ Redâi seguito dalla Suite Sahari di Seyd Khâmûsh

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