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Destinations (Destinazioni)

Suite Sheykh Amiri

Sheykh Amiri è un termine generico che designa un tipo di melodia e un modo specifico di accordare il tanbur in quarte, noto come kûk-e Sheykh Amiri. La melodia di base risale ai tempi di Sheykh Amir, un mistico curdo del XVIII secolo che era un semplice pastore analfabeta. In seguito a un’improvvisa illuminazione e a un risveglio spirituale, gli furono ispirate numerose poesie simboliche piene di insegnamenti mistici e filosofici.

Da Sheykh Amir in poi, questa melodia è diventata l’archetipo dell’appello musicale al Beneamato nel contesto di questa tradizione mistica. Viene spesso cantata all’inizio di una riunione religiosa per preparare gli adepti a distaccarsi dalle preoccupazioni mondane e a meditare sulle loro vere origini e sulla patria da cui sono stati separati. Di solito è seguita da altri brani più vivaci e dal ritmo più sostenuto.

Il repertorio di Ostad Elahi contiene diciassette variazioni della melodia, alcune delle quali vanno sotto il titolo di Sheykh Amiri seguito dal nome di una persona, poiché ognuna è attribuita al suo compositore; altre sono concepite per rendere omaggio a una personalità spirituale (ad esempio: Sheykh Amiri-e Hâdj Nemat, Sheykh Amiri-e Shâh Hayâsi); altre ancora vanno sotto il titolo di Sheykh Amiri seguito dal nome della regione in cui vengono tradizionalmente suonate (ad esempio: Sheykh Amiri-e Gûrân, dalla zona di Gûrân; Sheykh Amiri-e atrâf-e Sahne, dalla zona di Sahne, con le sue tre varianti). La meno complessa di queste versioni è quella dello stesso Sheykh Amir, mentre la più elaborata è quella di Ostad Elahi.

La suite presentata in questo CD comprende tutte le versioni di Sheykh Amiri, uno dei brani più affascinanti e meditativi di tutto il repertorio di Ostad Elahi. Ognuna delle diciassette melodie esprime una stretta relazione personale con il Beneamato, abbellita, ornata e integrata in un insieme vario ma omogeneo. L’introduzione, morbida ma densa, dimostra immediatamente l’eccezionale talento e la finezza di Ostad.

Il brano Sheykh Amiri è intrinsecamente semplice ma difficile da eseguire. In genere è il canto a fornire la matrice che permette di conservare la struttura di base della melodia, offrendo al contempo infinite possibilità di variazione. Nel caso di Sheykh Amiri, tuttavia, le due cose non coincidono e abbinare il canto al tanbur è davvero un esercizio rischioso. A questa difficoltà si aggiunge il fatto che lo stile personale di Ostad Elahi consiste in una ricca e sottile ornamentazione, con l’uso di shor1, vibrazioni, vibrati e pizzicamenti delle corde, che richiedono una tecnica di estrema destrezza.

Non bisogna dimenticare che il tanbur utilizza una scala cromatica regolare, e la suddivisione dell’ottava in dodici semitoni di uguale valore permette di suonare qualsiasi melodia su qualsiasi nota di base, offrendo così un numero infinito di combinazioni. I numerosi passaggi si susseguono in un ordine che sembra casuale, anche se in realtà è predeterminato, producendo sempre una sensazione di meditazione anche nei passaggi in cui il ritmo è più teso e meno stabile, soprattutto verso la fine del brano con il passaggio da una quinta giusta a una quinta aumentata. Ma la calma ritorna nella versione di Ostad. Nonostante la sua densità, questa parte dà una profonda impressione di pace; da un flusso ininterrotto di musica e da una cascata di note emerge in qualche modo una sensazione di serenità e di dolce malinconia che si tinge di dolcezza, uno dei paradossi dello stile di Ostad.


1 Lo shor è un rullato, un tremolo tipico dello stile curdo del tanbur. Ostad Elahi ha perfezionato una tecnica in cui ogni dito viene usato in modo autonomo, del tutto distinto dagli altri. Lo shor più frequente consiste nel percuotere la corda con il polpastrello delle dita della mano destra, un dito dopo l’altro, a velocità costante, così da produrre un continuo.

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