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Destinations (Destinazioni)

Improvvisazione in Bâbâ Jalili in quarte seguita dalla Suite Zang-e Shotori in seconde

Questo brano segna un apice nell’arte dell’improvvisazione, una sorta di viaggio iniziatico in cui diverse melodie vengono evocate, rinnovate, accostate, ornamentate e rese più complesse, sia attraverso i cambi di ritmo sia attraverso la contro-melodia sul registro basso della corda. Ostad si diverte a farle parlare, cantare e ridere contemporaneamente nel modo più sorprendente e naturale. Sembra che si stia lanciando in un’avventura senza alcuno schema musicale prestabilito; prende qualunque melodia e la usa ogni volta come punto di partenza per una nuova creazione, solo più complessa e lavorata più finemente. Modella le melodie a suo piacimento, come argilla ammorbidita nelle sue mani, proprio come il suo strumento, che diventa anch’esso cera sotto il suo tocco. Le difficoltà tecniche svaniscono, come nel passaggio a due accordi con il Farangi, dove l’improvvisazione è notoriamente difficile. Mentre ogni melodia a cui allude è in genere presentata in un unico blocco, con ogni omissione che rischia di far crollare il tutto, Ostad si prende la libertà di spostare gli elementi, togliendoli da una posizione e mettendoli altrove, magari anche più di una volta, senza mai alterare la coesione interna e l’armonia dell’insieme.

In tutto il brano, i ritmi binari e ternari si alternano senza interruzione. Una melodia solitamente espressa in ritmo binario fa un’incursione in una sezione ternaria prima di completare la sua trasformazione in un nuovo motivo. In modo del tutto insolito, un daf (tamburo a cornice) accompagna il tanbur. In realtà, nonostante la sua semplicità, il tanbur è uno strumento completo di per sé; la mano destra segna molto chiaramente il ritmo e tutte le varianti desiderate, tanto che non è necessario nessun altro strumento. Questa è la prima registrazione di Ostad Elahi sul tanbur con un accompagnamento di percussioni, ma il suo supporto è estremamente sobrio e non cerca la ribalta. Il percussionista è Hâdj Amin, figlio maggiore di Ostad Elahi. Oltre a essere un eccellente suonatore di daf, Hâdj Amin era anche un eccezionale suonatore di tanbur e un conoscitore del repertorio della danza curda.

Improvvisazione in Bâbâ Jalili in quarte seguita dalla Suite Zang-e Shotori in seconde

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