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A Spiritual Epic (Un’epopea spirituale)

Tan Amiri

Anche questo tema è stato probabilmente ereditato da una figura santa che gli ha dato il proprio nome. Come nel caso di Tarz, questa melodia sembra aver fatto un lungo viaggio, perché ha un carattere al tempo stesso antico e arcaico. La scala su cui poggia non segue la logica diatonica delle tradizioni musicali orientali, ma è costituita da una successione di intervalli di toni o semitoni: (Do) Re Mi Fa Sol Lab Sib Dob Reb…, tanto che la melodia non raggiunge mai l’ottava esatta di Re o Do, ma vi si avvicina (Dob) o la supera (Reb). Inoltre, l’alternanza di toni e semitoni è talvolta dissonante rispetto al contrappunto della corda inferiore. Solo nella parte conclusiva, con il ritorno alla nota grave (Do), le tensioni accumulate dalla melodia si risolvono finalmente in modo pacifico. Il nucleo originale della melodia ruotava attorno a una serie di note, Fa Sol Lab Sib, ma Ostad ha ampliato questo tema di oltre un’ottava.

Questo brano è solo la parte conclusiva di un’improvvisazione molto più lunga, la cui prima parte è stata omessa per motivi tecnici. Tuttavia, è indicativo di un’altra sfaccettatura dell’arte di Ostad Elahi: la capacità di creare un’atmosfera profondamente intima, simile alla preghiera o alla meditazione personale, anche quando suona di fronte a una dozzina di parenti o di studenti, come in questo caso. (Tra le due o tre parole che egli accenna nel canto, l’unica che si riesce a distinguere chiaramente è din, che significa «fede» o «convinzione»). Dalla prima infanzia fino alla fine della sua vita, la musica è stata un mezzo per rivolgersi a Dio e condividere le sue esperienze. Ostad era solito dire: «Un musicista deve considerare la musica come un mezzo per scavare dentro di sé, scoprire verità e raggiungere l’amore divino, non come un mezzo per ottenere fama e gloria».

Tan Amiri

A Spiritual Epic (Un’epopea spirituale)

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